sabato 25 agosto 2012

TIMELINE -DIARIO- DI FACEBOOK: IL VOSTRO PASSATO VALE ORO

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Molti ad agosto sono passati, contro la propria volontà, al diario. Impazzano le polemiche e i malumori. E’ tempo di fare un po’ di chiarezza su cosa sia davvero la Timeline e sul perché esista il diario. Chi ci guadagna davvero?


FACEBOOK D’AGOSTO NON E’ UN BEL POSTO – Alla fine è successo. Siete tornati dalle vacanze e avete ricevuto l’amara sorpresa. Stiamo parlando della Timeline – o, all’italiana, il “diario” – la nuova interfaccia grafica di Facebook che cambia radicalmente la vostra pagina utente. E che ad agosto ha messo a soqquadro l’umorecollettivo, avendo accelerato notevolmente i tempi di passaggio dal vecchio al nuovo profilo. Ben pochi si sono salvati. E tutto questo sta accadendo perché – stavolta sul serio – dopo tanti rinvii, ad autunno ci sarà il salto definitivo. Tutti avranno il diario, volenti o nolenti.

Ovviamente, molti hanno colto la palla al balzo. Stiamo parlando di quelle pagine o servizi che promettono di disattivare la Timeline. Guadagnando visibilità, clic e installazioni varie. Due casi su tutti: Firefox e Chrome. Che vendono specchietti per le allodole, spacciando le loro applicazioni come soluzioni definitive. E’ falso. In realtà quelle estensioni fanno tornare la vostra bacheca al passato, ma solo per voi. I vostri amici continueranno a visualizzare la vostra pagina profilo in formato Timeline, esattamente come voi vedrete diari e non certo bacheche all’antica.

IL DIARIO DIGITALE – Il 22 settembre 2011, in occasione dell’F8 (la conferenza annuale tenuta da Facebook a San Francisco), viene lanciata la Timeline come possibile interfaccia per l’utente. Essa si basa sull’idea dello scrapbooking che, solitamente adoperato dalle famiglie per preservare e organizzare le foto di una vita, viene importato sul social network più famoso al mondo per ordinare la vita digitale del singolo utente. Una sorta dibiopic (biografia che si avvale del potere dell’immagine) basata su un potente algoritmoin grado di classificare gli eventi più importanti del passato. Il redattore capo di mashable.com, Lance Ulanoff, ha commentato così la trovata azzardata: «It may also be Facebook CEO Mark Zuckerberg’s biggest risk since launching the social network in 2004».

Inizialmente, è stato possibile lavorare come developers – sviluppatori – della Timeline per conto di Facebook. In pratica, si attivava la nuova interfaccia, non per renderla pubblica ai propri amici, ma solamente per far orientare i primi utenti curiosi di scoprire i pro e i contro della novità. A tutto guadagno di Facebook, che riceveva prontamente segnalazioni e critiche per implementare l’interfaccia con piccole ma sostanziali correzioni. Il 14 ottobre 2011 diventavano pubbliche le Timeline di questi primi precursori del diario. Il 31 marzo 2012 tutte le FanPage passavano di default al diario.

PIÙ INFORMAZIONI, PIÙ SOLDI – Durante la stessa conferenza dell’F8, Zuckerberg parlò di «recuperare il proprio passato». Ovvero? Si invitava l’utenza a compilare il proprio diario, arricchendolo anche di informazioni passate. E per passate si intendeva precedenti alla propria iscrizione a Facebook o, peggio ancora, precedenti alla stessa nascita di Facebook. Lo stesso giorno, il giornalista americano Farhad Manjoo tuonò sul webriguardo a «l’orribile piano di Facebook di farci condividere qualsiasi cosa online». A parte i toni catastrofistici, non ci andò così lontano.

Non per caso, da qui sono sorte le perplessità maggiori intorno al vero senso della Timeline. Facebook vive dell’advertising online – ovvero delle pubblicità presenti sul lato destro della schermata di ogni utente – e gli inserzionisti si nutrono famelicamente di informazioni di ogni tipo per vendere al meglio il loro prodotto in base alle specifiche caratteristiche di ciascun utente. In modo mirato e mai casuale. Ora, immaginate che manna dal cielo possa essere una nuova vagonata di informazioni, fornite tutte dagli stessi utenti e che addirittura precedono la loro iscrizione.


Capita sovente di vedere comparire sulla propria Home suggerimenti a pagine che sponsorizzano qualcosa che, incredibilmente, ha a che fare col nostro set di interessi. Eppure, magari non avendo mai messo Mi Piace ad alcun tipo di pagina Fan, non riusciamo a capacitarci di come Facebook sia arrivato ad associarci a quel prodotto o marchio. Qualunque tipo di interazione praticata col social network, infatti, costituisce di per sé una gigantesca rete di informazioni da cui i pubblicitari pescano materiale vitale per il loro lavoro. Ed è proprio in virtù di questi input che Facebook sa cosa sponsorizzare, a chi e a che ora. Il vostro “passato” nella Timeline sarà solo uno dei tanti oceani ideati da Zuckerberg & Co. da cui pescare materiale altamente personale. Conoscere per vendere.

L’ILLUSIONE DI CONTARE QUALCOSA – Credere che Zuckerberg potesse innovare in tal mondo la sua creazione a tutto favore degli utenti, senza avere in mente un tornaconto economico mostruoso, sarebbe stato da ingenui. Basta fare un giro per il web, tra forum e blog vari, per rendersi conto dell’umore generale: ben pochi si ritengono pienamente soddisfatti della nuova idea. E se Facebook è deciso a proseguire per questa strada contro l’interesse dei suoi stessi fruitori, vuol dire che l’unico vero obiettivo è solo fare soldi. Non certo rendere “felice” l’utenza.

Il meccanismo è sempre lo stesso: Zuckerberg trova il modo di rastrellare dati per fare felice i suoi finanziatori ed essere ricoperto d’oro. E l’utente? Riceve un contentino grafico, spesso ben poco pratico, per sentirsi illusoriamente parte di un progetto che lo coccola e tiene a rendere la sua esperienza digitale il più gradevole possibile. Ma la realtà dei fatti è ben diversa: l’utente è solo una pedina nelle mani di questa eterna partita a scacchi giocata tra cervelloni e pubblicitari. E pertanto risulta inutile lamentarsi in modo veemente contro Facebook, esigendo l’annullamento della Timeline e il ritorno alla vecchia grafica.

Ricordate sempre che, a ogni polemica di questo tipo, Zuckerberg potrebbe rispondere: «Chi siete voi per dirmi cosa fare? Pagate per stare su Facebook? No, ci state gratuitamente. Dunque, vi dovete accontentare di quello che vi proponiamo». Non lo potrà mai dire per ovvi motivi, ma sicuramente lo pensa.

FACEBOOK ADDICTION – L’utente ha un solo reale potere, per provare ad imporsi. Cancellare il proprio profilo. Ma conta davvero qualcosa? Quante volte avrete sentito amici e conoscenti formulare la fatidica minaccia: «Basta, questo è troppo. Se mettono il diario contro la mia volontà lascio Facebook». A parte il fatto che, almeno per adesso, per ogni utente cancellatosi se ne iscrivono migliaia di nuovi, rendendo questo gesto di ribellione virtuale del tutto inconsistente. Facebook, come gli altri social network, in realtà dimostra di essere tutto fuorché democratico, come più volte i vertici del colosso hanno rivendicato ponendo l’accento sulla libertà di accesso e sulla gratuità del network. Ma a che prezzo?

Inoltre, bisognerebbe verificare se queste minacce o promesse vengono mantenute. Perché, nella maggior parte dei casi, dopo un’arrabbiatura iniziale molti si rendono conto di non poter abbandonare la loro esperienza sul social e lasciano correre. Dipendenza da Facebook, o datele il nome che volete. E voi, ce la fareste a cancellarvi?

Federico Sbandi

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