mercoledì 12 marzo 2014

LA DIPENDENZA DALLA VITA MODERNA

Dipendenza come status quo

E, oltre al danno la beffa, spesso ci vengono favorite, con il nostro complice silenzio, dipendenze con una sorta di “maschera raffinata e meschina”, come se in un ristorante ti portassero una pietanza d'aspetto magnifico, ricca di ingredienti golosi e appetibili, servita su un piatto d'oro, ma piena zeppa di cianuro.


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“L’uomo è nato libero, ma ovunque è in catene” così parafrasava Rousseau la costrizione, l’impotenza, e la Dipendenza che trattiene l’essere umano per tutta la vita sulla stessa posizione, sia intellettualmente che figurativamente.
L’Indipendenza è divenuta oggi utopia onirica. Il controllo su noi stessi, prima che in relazione ad “altro”, è inarrivabile e assiduamente tartassato dagli indirizzi verso l’omologazione che struttura, di fatto, questa società.
Si dipende materialmente e/o emotivamente da qualunque cosa, di conseguenza si riesce a distinguere raramente la realtà dal paradossale. Ci si lascia, quindi, non solo trasportare da quella realtà, che Pirandello definiva “magma caotico”, ma lo si fa inconsapevolmente e annichilendo l’”io” più interiore che diventa patologico e assuefatto a qualsiasi evento.
Vengono fatte somatizzare al cittadino situazioni grottesche con giustificazione che ridicole è dir poco: possibile che un pregiudicato sigli un patto fuori dal parlamento che gli permette di contribuire a riscrivere la costituzione e modificare l’assetto istituzionale del nostro paese? possibile che tra Parlamento e Governo, istituzioni fondamentali in uno stato che si vuole definire “di diritto”, si sommi un numero spropositato di indagati, rinviati a giudizio e condannati, soggetti ai quali è attribuito il primario potere di scrivere regole e leggi che ordino la società? (garantismo)?
Non ci si rende conto da quanti fattori siamo ormai soggiogati e quindi annebbiati.
Molti, alla parola “dipendenza” associano sostanze stupefacenti, e poc’altro. E non sbagliano, ma in realtà non si rendono conto che tutte le mattine si alzano per soddisfare la regina delle dipendenze: il lavoro. Suonerà surreale, ma solo in rari casi è frutto d’una passione o della ricerca sfrenata verso un’evoluzione intima o magari spirituale. Il lavoro nel senso più strettamente letterale implica fatica, dispendio di energie, ma questa fatica è divenuta futile, fine a se stessa. Nelle società attuali il lavoro è utilizzato con l’unico scopo di nutrire quella macchina fagocitatrice del Capitale, e come vero e proprio mezzo di sopravvivenza per i singoli cittadini, che quindi ne rimangono sudditi obbligati.
Senza lavoro non hai denaro, senza denaro come vivi?
E, oltre al danno la beffa, spesso ci vengono favorite, con il nostro complice silenzio, dipendenze con una sorta di “maschera raffinata e meschina”, come se in un ristorante ti portassero una pietanza d’aspetto magnifico, ricca di ingredienti golosi e appetibili, servita su un piatto d’oro, ma piena zeppa di cianuro.
Prima ti lecchi i baffi, poi esci dal ristorante con i piedi davanti.
Perché ci stupiamo dell’aumento di persone con disturbi psicologici relativi al sesso quando viviamo in una società perversa e unta di pornografia sfacciata ovunque, dalla televisione a internet, riducendo la donna a frivola figurina, scema e truccata?
Questa soggezione all’apparire è divenuta sconcertante. La nascita della chirurgia estetica ne è l’esempio estremo, ma non differisce da chi, per esempio, si riempie il viso di trucco, è il principio fallace e vanesio alla base, eguale in entrambi i casi, che crea l’insicurezza e quindi la dipendenza al “mostrarsi”.
Perché siamo tormentati da pubblicità seduttrici che inneggiano al gioco d’azzardo sapendo che crea malattie psico-fisiche ai consumatori?
Perché è vietato l’uso di sostanze stupefacenti (prendiamo ad esempio la cannabis) e nei tabacchi vendono tutto il necessario per utilizzarla? O in alcuni casi neanche si vietano (alcool e tabacco) pur sapendo le gravi conseguenze che comportano?O ancora, perché vengono continuamente fabbricate nuove “medicine” per malattie che il giorno prima neanche esistevano o obbligando le persone a comprare medicine abbassando le soglie dei “valori normali”?
Perché vengono costruite ancora macchine da 300 Km’h,quando siamo allo stremo dell’inquinamento atmosferico e con limiti di velocità massima in tutto il paese che non raggiungono neanche la metà (oltre ad essere uno spreco, in termini di energia, stupido e mostruoso)?
Senza nominare il campo tecnologico, che tra iphone e ipad sta annientando le capacità intellettive, sociali, e creative di molti.
Emergono contraddizioni irreali ma la risposta è univoca e persistente: creare dipendenza.
Sembra essersi cristallizzata come un vero e proprio status sociale che, accompagnato dalla frenesia compulsiva della società moderna, non lascia spazio a Riflessione e Consapevolezza, creando irreversibilmente la nascita, o meglio ancora la crescita e l’educazione, di una popolazione malata, che, oltre ciò, ignora di esserlo.

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